16 - 12 - 2017


Il problema dell’ambientamento non esiste, esiste solo il problema della forma compiuta o no

 


Dopo decenni di edifici devastanti per il tessuto preesistente, le istituzioni preposte al controllo del costruito,
principalmente uffici tecnici e commissioni edilizie, sembra non abbiano trovato niente di meglio  che
costringere i progettisti  ai peggiori  stilemi della teoria dell’ambientamento.
Coloro che l’anno formulata, Ernesto Nathan Rogers in primis, non avevano certo l’intenzione di riprendere  
pedissequamente elementi formali quali la tessitura dei mattoni o la curvatura dell’architrave delle finestre. La
torre Velasca ne è un esempio, ma anche a Padova abbiamo una serie di interessanti esempi di analoga
modalità: le palazzine in via Raggio di Sole, con pilastri inclinati sugli attici,  riprendono le stesse modalità di
approccio rispetto alle mura, della torre Velasca rispetto alla città, utilizzando una concettuale analogia senza
riferimenti scontati.
E’ evidente che non vi era l’intenzione di annacquare tutto il costruito in una pretesa di contestualità. La città si
è sempre articolata nel tempo e le variazioni erano leggibili nella successione degli stili.
Niente di peggio di continuare con stili desueti come il novecentismo per non contrastare il pregresso o
associare nuovi manufatti ai precedenti scimmiottando lo stesso stile per non “disturbarli”. L’effetto ottenuto è
che non si capisce quale sia nuovo e quale sia vecchio. Esempi li ritroviamo a Padova nel restauro della
fornace Carotta o nei nuovi manufatti accanto ad un edificio a corte di inizio secolo scorso in via Vicenza subito
fuori dalla rotatoria di porta Savonarola.
Mantenere una attenzione per l’intorno e soprattutto valorizzarlo lo si può e lo si deve fare senza assecondare
lo stile dell’epoca, che non evidenzia il mutare della tecnica e dell’arte costruttiva.
Le modalità di valorizzazione possono esser molteplici, ritirarsi nel minimalismo di edifici ascetici,  quinte in cui
l’edificio antico si proietta, oppure l’atteggiamento che riprende alcuni elementi quali materiali,  testure,
proporzioni ecc. senza accanirsi in una falsa analogia attraverso la copia dove nuovo e vecchio si rinfacciano la
colpa di esistere.

Carlo Aymonino, dalla relazione del Concorso per la nuova camera dei Deputati, Roma, 1966

 

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edificiovia Vicenza,  Padova, 2005

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