16 - 12 - 2017


Il consumo di suolo è tutta colpa del modello nord-est?

Il consumo di suolo e il tema conseguente della città diffusa, termine coniato dagli urbanisti
per spiegare tale fenomeno, coinvolge ormai gran parte della pianura padana, ma è
particolarmente spiccato nel Veneto. Nell'alternarsi di case unifamiliari accostate a piccoli
capannoni, di aree residenziali attorniate  da aree artigianali, la situazione urbanistica  
riflette sicuramente quella economico sociale. Un'economia di piccole attività che hanno
creato il mito del nordest.
Ma come tale modalità di sviluppo si sia arenata nella mancanza di ricerca e innovazione
(aspetto arduo per  imprese piccole e familiari)  così il territorio non può procedere per
addizioni casuali e visivamente sgradevoli senza  interventi che lo riqualifichino  e che ne
attenuino  la mediocre indifferenziazione. E senza che sia all'orizzonte una inversione di
tendenza, perché queste modalità si sostengono con  un equivoco di fondo che coinvolge
quasi tutta la classe politica: i nuovi insediamenti e le infrastrutture sono  comunque un
elemento positivo per lo sviluppo locale, in una distorta visione di linearità del progresso.
In qualsiasi commissione edilizia comunale, organo che a livello capillare  approva ciò che
ci circonda,  la categoria del “migliorativo rispetto all'esistente” è un elemento che fa
passare qualsiasi  cosa.
Questa frenesia edificatoria ha innescato un meccanismo di bulimia finanziaria  per le
amministrazioni pubbliche che sopperiscono alla riduzione dei trasferimenti statali con il
gettito continuo degli oneri di urbanizzazione, dell’ICI e dei sostegni delle lobby che
ruotano intorno all’immobiliare (e senza entrare nel merito di ciò che in dialetto viene
chiamata “mandola”). Dimenticando che se esiste un bene sempre più scarso non sono
certo i flussi di apporti finanziari, bensì il suolo e il suo uso responsabile.
Si può paragonare tale situazione all’uso delle fonti di energia fossile. Si arriverà mai che i
principali protagonisti di questa mattanza  mandino annunci pubblicitari per risparmiare sui
consumi come sta facendo in questo periodo l’Eni con lo spot 30%?  E ciò che sta
succedendo  per il clima, con i rapidi tempi dell’aumento di temperatura,  vale in analogia
per la arroganza delle trasformazioni urbane.
Una volta c’era il tempo per metabolizzare anche quello che veniva costruito, ora ne siamo
travolti.
Inoltre molti piccoli artigiani, imprenditori, professionisti che hanno con le loro attività fatto
un po’ di soldi, non li hanno reinvestiti nell'attività stessa, contribuendo così alla
stagnazione del nordest, ma li hanno dirottati nell'edilizia, ritenuta più remunerativa, cosa
che si è dimostrata tale grazie anche ai notevoli margini di “nero”.  
Anche piccoli proprietari di terreni, magari con lavori subordinati, hanno potuto raggiungere  
un tenore di vita nettamente più elevato cedendo alle imprese e alle immobiliari la
possibilità edificatoria, consentendo non solo di vivere in modo più agiato ma   
permettendosi il lusso di vari status simbol, dai fuoristrada alle moto di grossa cilindrata,
dai viaggi esotici, ai capi griffati. Ciò è avvenuto grazie anche agli apporti di popolazione ex
extracomunitaria (si pensi all'immigrazione dai paesi dell'est) che si sono insediati negli
alloggi liberati per effetto dell'aumento della ricchezza.
E’ stata barattata,  in questa eccitazione da
paperon de paperoni
, la necessità di apparire  
con la  salute (in Veneto, anche per gli alti e diffusi livelli di inquinamento, i tumori hanno
una incidenza altissima) in una miope visione del proprio territorio e del proprio futuro.
Che il consumo di suolo fosse ormai insostenibile ne erano consapevoli anche gli
imprenditori invitati al convegno a Mestre della Primavera 2002, organizzato dal WWF. Ma
da allora il trend è tutt’altro che cambiato.

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