16 - 12 - 2017


Pubblichiamo le osservazioni di GIANNI SANDON alla proposta di legge della Giunta R. Veneto :  link: disegno di legge 286 .   PRIME OSSERVAZIONI AL DISEGNO DI LEGGE 286

 Appare fortemente contraddittorio che un provvedimento finalizzato a difendere la “biodiversità”, cioè la varietà e le differenze, finisca col proporre una normativa rigidamente uniforme su realtà profondamente diverse le une dalle altre e senza tener conto, per ciascuna di esse, della ricchezza e della complessità dei motivi di interesse che le caratterizzano.

Questa impostazione penalizza tutti i 5 parchi regionali del Veneto, ma certamente in modo particolare i Colli Euganei, una realtà in cui appare fecondo e inestricabile l'intreccio tra natura, paesaggio, storia, cultura, economia... E che anche per quanto riguarda i problemi della sua tutela presenta aspetti originali e fortemente caratterizzanti. Basti pensare all'intervento del Parlamento nazionale che già nel 1971 ha approvato la legge speciale per fermare l'assalto alle cave. O all'esperienza del Consorzio Valorizzazione Colli Euganei e del PURT (Piano di utilizzo della risorsa termale). O alla forte spinta di base che ha portato, con la legge 38/89, gli Euganei ad essere il primo parco regionale.

Un parco, recita subito l'art. 1 di detta legge, istituito “al fine di tutelare i caratteri naturalistici, storici e ambientali del territorio dei Colli Euganei”, inequivocabile riferimento alla complessità del territorio euganeo. Orientamento ribadito e rafforzato all'art. 2 della suddetta legge, relativo alle finalità del Parco, tra le quali viene indicata “la tutela, il mantenimento, il restauro e la valorizzazione dell'ambiente naturale, storico, architettonico e paesaggistico considerato nella sua unitarietà.

 

La conseguente impostazione del Piano Ambientale, adottato nel '94 e approvato nel '98, cui l'art. 3 assegna “il duplice scopo di assicurare la necessaria tutela e valorizzazione dell'ambiente e di sostenere lo sviluppo economico e sociale”, è basata su 4 aspetti peculiari che puntano a valorizzare questa complessità. Essi sono illustrati nella “sintesi introduttiva” della Relazione al PA. Sono, elencandoli schematicamente:

ñ lo spostamento di attenzione dal “cuore” del Parco alla sua “periferia” (per meglio salvaguardarne lo stesso cuore e per cogliere tutte le opportunità di valorizzazione che in particolare la periferia offre);

ñ l'importanza assegnata al paesaggio, la cui comprensione e tutela è vista come indispensabile “per una considerazione unitaria dei diversi fattori naturali e culturali che vi si riflettono” (e a tale scopo vengono individuate e analizzate 26 “unità di paesaggio”);

ñ il tentativo di spostare l'asse della tutela ambientale “dai vincoli alla gestione attiva”, spinta che nasce innanzitutto dalla considerazione “del carattere composito del Parco, che sfugge alla nozione di “parco naturale” pur presentando ambiti di eccezionale valore naturalistico, essendo diffusamente interessato da una molteplicità di attività e di interessi”;

ñ il rapporto di dialogo e interazione coi piani locali in quanto che “politiche attive e non meramente vincolistiche (…) devono fondarsi sulla concertazione e sulle intese con altri soggetti che operano sul territorio”.

Un Piano ambientale che alla luce di questa impostazione assume valenza “paesaggistica” e di “piano di area regionale” (art. 6 della legge istitutiva).

 

Oltre 20 anni di vita del Parco e quasi altrettanti di esperienza del Piano Ambientale hanno dimostrato, se non ci si lascia fuorviare da polemiche superficiali e preconcette, che questa indicata dalla legge istitutiva e dal PA è la impostazione più congeniale alla gestione di questa particolare area del Veneto, e che, casomai, il vero problema è quello di applicare con più convinzione e coerenza il PA stesso, anche per quelle parti inopportunamente fin qui troppo trascurate (come quelle che fanno riferimento ai tanti progetti urbanistico-ambientali proposti).

Stroncare, al contrario, questa esperienza per prendere una direzione del tutto diversa, sostanzialmente opposta, rappresenta una operazione culturalmente e politicamente di basso profilo, uno sperpero di energie, un fattore di confusione e di disorientamento deleterio anche per le conseguenze sulla vita dei residenti.

Aberrante appare in particolare il disegno di voler artificiosamente separare “natura”, “paesaggio”, “ambiente”, “territorio”, assegnando al nuovo Parco la finalità di occuparsi esclusivamente del primo aspetto, cioè della “natura”.

Al di là delle valutazioni giuridiche contenute nella Relazione illustrativa del DDL (valutazioni che tendono ad assecondare e ad esasperare acriticamente tendenze al centro di forti critiche anche a livello nazionale – si veda ad es. “Paesaggio Costituzione Cemento” di Salvatore Settis”) questa impostazione appare tanto più perversa se si valutano le concrete conseguenze che ne conseguiranno per l'area parco dei Colli Euganei. A ciascuno dei 4 aspetti di cui sopra dovrebbe corrispondere un diverso strumento di pianificazione, senza nessun criterio di reciproco coordinamento, né pratico né concettuale.

Per la stessa area si dovranno così elaborare separatamente almeno un “piano naturalistico” (come propone il DDL all'art. 11), un piano “paesaggistico”, un piano “urbanistico” sovracomunale (il PATI?), un piano che tenga conto dei problemi “ambientali”...

Una assurdità, come detto, sul piano concettuale; un salto nel buio   presumibilmente ingestibile sul piano pratico e certo non indifferente anche per i costi di progettazione che comporterà. Basti pensare, oltre che appunto ai costi, alle difficoltà e alle lungaggini che stanno incontrando il PATI dei Colli Euganei e il Piano Paesaggistico regionale. Nonché la elaborazione dei Piani di gestione delle aree ZPS, che pur previsti dalla direttiva comunitaria 92/43 di 20 anni fa, sono ancora ben lungi, per l'area degli Euganei, ma non solo, dall'essere conclusi, e questo anche per le inadempienze della stessa regione (che ora aggiunge ulteriore confusione in merito presentando il DDL – v. art. 1 – come adeguamento agli obiettivi e alle finalità di detta direttiva del '92!).

 

Va peraltro sottolineato che su questa impostazione, già così discutibile di per se stessa, grava una ulteriore, grossolana contraddizione sul piano pratico. Se da un lato infatti Relazione illustrativa e vari articoli del testo del disegno di legge insistono su questa visione esclusivamente “naturalistica” di tutte le aree protette, l'art. 47 dello stesso testo di legge, nel mentre abroga la LR 40/84 e la seconda parte della 38/89, lascia invece in vigore i primi 16 articoli di quest'ultima, che sono proprio gli articoli che delineano per il parco dei Colli Euganei l'impostazione opposta a quella del DDL e di cui sopra si è fatto qualche richiamo.

Come è possibile, ci chiediamo, mandare due segnali così contraddittori e inconciliabili?

 

Su un altro aspetto ancora la nuova normativa appare foriera di preoccupanti complicazioni ed è l'aspetto che forse interessa concretamente più da vicino i   cittadini residenti nell'area Parco: quello relativo alla richiesta delle autorizzazioni per gli interventi all'interno di detta area. Attualmente è l'Ente Parco che per tali interventi rilascia un unico nulla osta relativo alle compatibilità paesaggistica, idrogeologica e col PA.

L'art. 22 del DDL stabilisce invece che l'Ente Parco dovrà rilasciare soltanto il nulla osta “naturalistico”, demandando le funzioni amministrative in materia “paesaggistica” ai singoli comuni (che peraltro dovranno continuare a passare per la Soprintendenza) e non chiarendo in alcun modo chi e come rilascerà il nulla osta relativo al vincolo idrogeologico. Con l'ulteriore complicazione che il citato art. 47 lascia in vigore, come detto sopra, anche l'art. 16 della 38/89 e quindi continua a prevedere la sopravvivenza della Commissione Tecnica nell'attuale composizione e con le attuali finalità.

 

Gli aspetti fin qui esaminati appaiono in ogni caso preliminari a quelli relativi alla organizzazione dell'Ente di gestione e delineati dall'art. 29 in avanti del DDL (aspetti che sollevano comunque non poche, serie perplessità, anche in ordine alla maggiore efficienza e ai presunti risparmi che si vorrebbero conseguire).

Per un Parco avente finalità limitate e confuse come quelle previste dal DDL diventa in effetti solo accademico valutarne l'apparato organizzativo. Come preoccuparsi, detto in termini diversi, delle caratteristiche del macchinista quando il treno sta andando in direzione opposta a quella desiderata!

Il primo nodo da affrontare diventa quindi l'articolazione della legge in funzione delle diverse realtà su cui essa deve incidere. Solo sciolto questo nodo avrà senso valutare le più opportune modalità di gestione delle aree interessate.

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